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Che cosa sussurra l’Antitrust inglese a Johnson per stangare Google e Facebook

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Che cosa sussurra l’Antitrust inglese a Johnson per stangare Google e Facebook

L’Antitrust inglese sottolinea la necessità per il governo britannico di adottare un nuovo regime normativo pro-concorrenza per limitare lo strapotere di Google e Facebook

Il Cma (Competition and Markets Authority), l’Autorità per la concorrenza e il mercato inglese, ha delineato nella sua ultima ricerca la necessità per il governo britannico di adottare un nuovo regime normativo pro-concorrenza per limitare lo strapotere dei due giganti hi-tech.

IL MERCATO PUBBLICITARIO DIGITALE DEL REGNO UNITO
Google e Facebook detengono infatti circa l’80% della pubblicità digitale nel Regno Unito che vale complessivamente 14 miliardi di sterline, ovvero circa 500 sterline a famiglia. Google detiene oltre il 90% del mercato pubblicitario per la ricerca (7,3 miliardi di sterline), mentre Facebook più del 50% del mercato pubblicitario da display (5,5 miliardi di sterline). Le entrate di Google sono più che raddoppiate dal 2011, mentre quelle medie per utente di Facebook sono passate da meno di 5 sterline nel 2011 a oltre 50 sterline nel 2019.

I vantaggi di Google e Facebook (effetti di rete, economie di scala e accesso ineguagliabile ai dati degli utenti) sono tali che oggi non ci sono di fatto potenziali rivali.

Google, per esempio, ha pagato l’anno scorso 1,2 miliardi di sterline per essere il provider predefinito su dispositivi mobili e browser nel Regno Unito, mentre Facebook chiede alle persone di accettare pubblicità personalizzata come condizione per l’utilizzo dei suoi servizi.

LE PREOCCUPAZIONI DEL CMA
La debole concorrenza nella ricerca e nei social media preoccupa il Cma britannico. Da un lato comporta una minore spinta innovativa e un aumento dei prezzi di beni e servizi e dall’altro l’impossibilità per altri competitor di produrre contenuti di valore.

In un mercato più competitivo, emerge dalla ricerca, i prezzi di hotel, voli, elettronica di consumo o libri acquistati on line potrebbero essere fino al 30-40% più bassi.

Il Cma, che non ha oggi i poteri sufficienti per proteggere la concorrenza nel mercato digitale, chiede quindi a gran voce al governo inglese di creare una nuova regolamentazione a favore della concorrenza.

COSA HA SCRITTO L’AUTHORITY BRITANNICA
Le raccomandazioni della Autorità per la concorrenza e il mercato si possono riassumere in 4 punti cardini:

Stabilire un codice di condotta esecutivo per disciplinare il comportamento delle piattaforme finanziate dalla pubblicità digitale e instaurare un commercio equo, scelte aperte, fiducia e trasparenza.
Creare una Digital Markets Unit (Dmu) con la funzione di far rispettare il codice e penalizzare le imprese, se necessario.
Conferire alla Dmu i poteri per far rispettare i principi del codice in modo tempestivo e modificarne i principi in linea con le condizioni di un mercato in evoluzione.
Dare alla Dmu i poteri necessari per introdurre interventi a favore della concorrenza e relativi ai dati, ovvero permettere al consumatore il controllo sui dati, l’interoperabilità, l’accesso e i poteri di separazione dei dati.
Il Cma intende introdurre un dovere di “equità per progettazione” sulle piattaforme per garantire che rendano il più semplice possibile agli utenti fare scelte significative.

“È assolutamente necessario” – spiega Isabella de Michelis, ceo e founder di ErnieApp che figura tra le società che hanno contribuito alla stesura del report britannico – “rendere obbligatorio per gli Ott almeno 4 interfacce di privacy setting: opt in, opt out, cancellazione e trasferimento dei dati, in modo che per i consumer diventi semplice e veloce cambiare il consenso e allocarlo a terzi”.

Sebbene le raccomandazioni del Cma siano focalizzate al Regno Unito, molti dei problemi identificati sono di natura internazionale e rappresentano la prova di un cambiamento verso una sovranità digitale degli stati europei, che appare però ancora lontana dall’essere raggiunta.